L’impianto generale
La Planimetria
La planimetria mostra un carattere volutamente geometrico e simmetrico nella disposizione degli edifici presenti, nel pieno rispetto della tradizione italiana del giardino.
Il Viale di Accesso
Superato il piccolo borgo di Terraja, un cancello segna l’inizio della proprietà e introduce al viale d’accesso. Nel viale iniziale erano presenti due spalliere di bosso e querce e lecci oggi centenari, corbezzoli con associati olmi e alcuni “alberi esotici” secondo una consuetudine tipica dei percorsi di rappresentanza. Dopo aver percorso il viale iniziale di 225 metri, si giunge a uno slargo dal quale si dipartono due percorsi laterali che circoscrivono il colle. Il viale, complessivamente, è lungo 370 metri.
Lo slargo è identificabile con la cosiddetta Piazzetta dei Cipressi, denominazione attestata nella stima del 1884 dell’ing.Guj. In origine, questo spazio presentava una configurazione circolare e costituiva un nodo distributivo fondamentale all’interno della proprietà: qui convergevano infatti i percorsi diretti, rispettivamente, a sinistra, con una curva più ampia, verso la vicina casa colonica (ex frantoio), proseguendo verso sud-ovest; al centro verso il casino principale; e a destra, con una curva più stretta, accanto al pomario–frutteto, verso la stalla e le cucine.
Lo spazio era scandito dalla presenza di cipressi e di pilastri in muratura, modellati secondo l’andamento curvilineo delle strade e disposti in modo da accompagnarne la convergenza nella piazzetta. Il fondo della piazzetta dei cipressi era tenuto a prato. La documentazione grafica storica, insieme ai riscontri emersi da recenti indagini di scavo, ha consentito di ricostruire l’assetto originario dello spazio, caratterizzato da muri semicircolari con pilastri, sui quali erano posizionati vasi di pietra contenenti piante di Agave americana, caratteristiche dei giardini di Valadier, e da filari di cipressi oggi ripristinati con esemplari di Cupressus sempervirens, selezionati nella varietà resistente al corineo, in continuità con l’impianto storico.
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Imboccando il percorso centrale e oltrepassando il secondo cancello d’ingresso, si osservano ai lati due muri in laterizio realizzati con filari alternati, disposti sia in piano sia di taglio longitudinale. Tali strutture svolgono una funzione di contenimento del terreno, configurando terrazzamenti pianeggianti che accompagnano il percorso di accesso al casino principale.
Il muro sul lato sinistro è stato oggetto di interventi di ripristino nel corso degli anni Sessanta; quello sul lato destro, al contrario, non ha beneficiato negli ultimi decenni di operazioni di consolidamento e conserva evidenti lesioni nell’apparecchiatura muraria in mattoni.
Il percorso assiale rettilineo, che attraversa le parti più importanti del Parco, prosegue in salita verso il piazzale ellittico del prospetto principale del casino. Con l’avanzare lungo questo asse, lo spazio si dilata progressivamente, articolandosi in ambiti più ampi che accoglievano architetture, busti, statue e apparati vegetali ornamentali, contribuendo alla costruzione di un paesaggio scenografico.
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Viale di accesso
La Quinta dei cipressi monumentali
Un tempo affiancati da statue romane, i maestosi cipressi centenari incorniciano l’arrivo al culmine del colle, creando una quinta di passaggio verso lo spazio aperto della spianata centrale, dove due percorsi laterali si snodano nella proprietà assecondando l’andamento del terreno, mentre l’asse centrale prosegue verso il primo piazzale geometrico, sul quale si affacciano due grandi padiglioni in ferro battuto di gusto orientaleggiante, sin dall’origine adibiti a roseti.
Questi alberi centenari, che raggiungono altezze di oltre 20 m e le cui circonferenze dei fusti arrivano in alcuni casi a 328–400 cm, marcano maestosamente la simmetria geometrica dell’intero impianto del parco.
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La quinta dei cipressi monumentali
I viali dei cocchi
Attraverso tutto il parco si snodano, seguendo le naturali asperità del terreno – come nelle migliori teorie del naturalismo inglese – antiche siepi di bosso che delimitano sinuosi camminamenti. Le “passeggiate della contessa” rimangono nella memoria. Le siepi–spalliere furono realizzate principalmente in bosso, ma in diverse parti anche di sambuco, lauroceraso, e cor- bezzoli per un totale di 1416 metri di lunghezza. Questi percorsi ombreggiati detti “cocchi”: sono viali bordati ad andamento sinuoso che costituiscono l’ossatura verde del parco e formano una rete di collegamento per armature in castagno o in ferro, sorrette da montanti verticali che modellavano i rami intrecciati degli ornielli piantati ai lati dei viottoli, sui quali crescevano pregiate varietà di vite. Ancora oggi si possono incontrare alcuni degli ornielli secolari che un tempo formavano le arcate ombreggianti.
Questo carattere produttivo rifletteva un’antica vocazione dei giardini all’italiana, rinnovata in epoca illuminista, che esaltava il concetto del giardino come “botanica del palato”, luogo di bellezza ma anche di utilità.
La presenza di tali funzioni agricole conferma una lettura più ampia del complesso, riconducibile al dibattito sviluppatosi in Inghilterra nel Settecento intorno alla natura del giardino, che portò alla definizione del termine ferme ornée, letteralmente “fattoria ornamentale”. Con questa espressione si indicavano quei parchi in cui convivevano finalità estetiche e attività produttive. Il concetto di fattoria ornamentale rappresenta inoltre una delle ultime declinazioni del più ampio fenomeno culturale del pastoralismo, che per secoli ha influenzato l’idea di villeggiatura, così come la pittura, la letteratura e il teatro, alimentando nei proprietari di ville il desiderio di concepire l’intero paesaggio come un ambiente al contempo ideale e produttivo.
Nei documenti è stato inoltre rilevato che i diversi percorsi, pergole o “cocchi”, come venivano denominati, possedevano specifiche denominazioni identitarie: di S. Lucia, del casale di Leandro, della Baracca di Muro, il cocchio che circonda chiesa e casino, e i due “grandi” nel piazzone rettangolare antistante la villa.
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Cocchi dal Belvedere nord
Belvederi
Dal piazzale delle esedre si accede a due magnifici belvederi che aprono a Sud con una vista straordinaria sulla città di Spoleto e a Nord sulla valle verso Assisi e Montefalco. In origine erano presenti altri due belvederi: a Est verso Trevi e Campello ed ad Ovest verso i Monti Martani, oggi purtroppo sono praticamente scomparsi.
La Nicchia del Seditore
È ancora accessibile, sebbene segnata dal tempo e dalla natura che la avvolge, la “Nicchia del Seditore”, nascosta in un angolo appartato sul lato ovest del parco, proprio verso il tramonto.
Protetta da un muro circolare e arricchita da una lunga seduta, questa piccola architettura offre uno spazio raccolto e silenzioso, dove fermarsi ad ammirare il sole calare sull’orizzonte.
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La Nicchia del seditore













