Vincenzo Pianciani (1789-1856), amico di papi, alti prelati, nobili e audaci imprenditori, fu acuto testimone del declino dello Stato pontificio, incarnardo il modello del conservatore intelligente che non disdegna le iniziative riformatrici purché non arrivino a turbare gli equilibri sociali. Sotto Gregorio XVI e Pio IX, fu Amministratore generale del Bollo, Registro, Ipoteche e Tasse riunite, una delle più alte cariche dell’amministrazione pontificia. Luigi Pianciani è certamente più noto ed è superfluo ricordare le molteplici cariche che ricoprì nel corso della sua vita pubblica (vicepresidente della Camera, sindaco di Roma, ecc.); il carteggio ci offre preziose notizie per comprendere il periodo della sua formazione politica e amministrativa. L’epistolario ripercorre un singolare rapporto tra padre e figlio, dove l’affetto e l’intimità non vengono mai meno, pur nel progressivo distanziarsi delle posizioni politiche, e offre un interessante spaccato della società pontificia del tempo.