Esedre e Gazebi
I Gazebi - berceau - i grandi cocchi
Nel grande parco si incontrano diversi elementi architettonici, funzionali o evocativi, che sottolineano la simmetria dell’impianto.
Superati i maestosi cipressi, l’asse centrale si apre sul primo piazzale geometrico, sul quale si affacciano, anch’essi in posizione simmetrica, due eleganti padiglioni rettangolari in ferro battuto, “gazebi–berceau” di gusto orientaleggiante, sin dall’origine adibiti a roseti.
Le strutture in ferro a graticcio, chiamate all’epoca “cocchi grandi”, richiamano nella parte centrale la pagoda cinese, culminando in una volta armoniosa che, vista dal basso, disegna un ottagono.
Oggi i “cocchi grandi” sono realizzati in ferro, ma originariamente erano in legno; sulle pareti crescevano i gelsomini e, nei marciapiedi circostanti, venivano esposte le piante in vaso. In due “loggiatini” e nelle “cantoniere” dello stesso piazzale, Vincenzo stabilì di piantare rose e oleandri a fiore doppio.
I due gazebi segnano l’asse trasversale del disegno dello spazio, ortogonale a quello d’ingresso: verso est conducono al Giardino segreto, mentre a ovest introducono alla proprietà un tempo agricola, che oggi ospita il pomario antico e il nuovo frutteto.
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Gazebo in ferro
Il piazzale delle Esedre
Il percorso assiale si conclude di fronte al casino, nel piazzale delle Esedre, una esplanade ellittica di gusto francese, delimitata da due esedre simmetriche con cancelli e sedili, aperte verso i principali belvederi.
Nello spazio ellittico, il prospetto del casino è inquadrato dalle due esedre che ne delimitano l’area di pertinenza, trasmettendo un senso di ampia spazialità, un tempo impreziosita da statue ornamentali e vasi, di cui oggi rimangono le basi.
Queste strutture abbracciano il prospetto principale e, al tempo stesso, lo collegano al colle retrostante. Sia questo ambito, sia quello successivo con i due gazebi in ferro, rappresentano, nelle intenzioni del progettista e nella percezione reale, il proseguimento degli ambienti interni del casino: lo spazio ellittico richiama una grande sala da ballo, mentre quello dei due gazebi si configura come un insieme di spazi più appartati, destinati alla sosta e al riposo.
La dilatazione dello spazio è enfatizzata dall’asse maggiore dell’ellisse, parallelo alla facciata del casino, che prosegue in linea retta oltre le due esedre centrali fino a raggiungere i due belvederi semicircolari, affacciati rispettivamente verso Spoleto e verso Assisi e Montefalco.
Giuseppe Valadier successivamente replicò questa impostazione architettonica nella piazza della collegiata di Monte San Pietrangeli, nel Fermano, e in modo ancora più evidente nella trasformazione di Piazza del Popolo a Roma tra il 1814 e il 1828 (con lavori completati successivamente), sostituendo la precedente forma trapezoidale con una struttura simmetrica a doppio emiciclo. Il disegno fa parte della risistemazione neoclassica che ha conferito alla piazza il suo aspetto attuale, collegando il tessuto urbano con il colle del Pincio e il parco di Villa Borghese.
Esedra – Origine e funzione antica
Un’esedra è una struttura architettonica a pianta semicircolare, spesso delimitata da colonne o portici, caratterizzata da un’apertura (una nicchia) e originariamente dotata di sedili. Nata nell’architettura greca e romana come luogo di conversazione o di riposo, oggi definisce spesso spazi aperti monumentali, giardini o elementi decorativi.
Il termine deriva dal greco exédra (“sedile esteriore”). Nella casa greca e romana signorile era un ambiente luminoso e aperto, destinato al soggiorno e al riposo.
L’esedra è una forma architettonica significativa: il semicerchio, o emiciclo, che la definisce, è una figura capace di esprimersi sia in scala minuta, persino domestica, sia in dimensione monumentale. Il suo nome, tuttavia, rimanda letteralmente all’idea di un “sedile esterno”.
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Piazzale delle Esedre













